La nostra storia

CON UN SOGNO
IN TASCA

Il sogno di una casa tutta nostra con tanto terreno intorno, fuori dal mondo accelerato e caotico dei centri abitati, si realizza nel 2010 quando io (Martina) e il mio compagno Alessio arriviamo a Frassenei, una località di una decina di case nel Comune di Tambre (BL), nella Regione del Veneto, Italia.

L’idea di poter abitare in una struttura che nel 1900 era adibita a stalla di vacche mi riempiva di gioia. Era il mio posto. Le vicissitudini per fare in modo che diventasse nostra non sono mancate, ma la tenacia e i sacrifici ne valevano la pena.

Ricordo la sensazione di quando l’abbiamo vista per la prima volta “se non riusciamo a comprarla, questa sarà sempre la mia casa dei sogni”. E dopo circa un anno lo diventò realmente. Dove una volta c’era la mangiatoia delle vacche ora c’è un piano di appoggio per sedersi. Nel sottotetto, un tempo riempito di scorte di fieno per alimentare le vacche, ora c’è la nostra camera da letto.

I lavori da fare erano tanti, ma eravamo nel nostro posto. Sia io che il mio compagno lavoravamo a un’ora di distanza da casa, dalla mattina alla sera per guadagnarci da vivere. L’ettaro di terreno davanti casa era tenuto curato grazie a un nostro vicino che portava i suoi cavalli a pascolare.

Ho sempre avuto la passione per gli animali, sono cresciuta con nonna Letizia, eravamo spesso in stalla, a mungere le vacche. Il latte appena munto faceva una schiuma dal sapore così buono!
Lo ricordo con nostalgia.

Martina

Poi c’erano i conigli, di cui ricordo con quale amore la mamma coniglia preparava la cuccia per i coniglietti levandosi un po’ del suo sofficissimo pelo.
I maiali, erano così buffi quando immergevano il naso dentro il pastone liquido e facevano tante bolle in superficie. Le galline e la fortuna di aver sempre mangiato uova di casa. I tacchini, che facevano la ruota aprendo il loro piumaggio della coda, ma che paura quando mi rincorrevano!

E poi c’era Fiocco, un agnellino arrivato dalla nonna perché la sua mamma non poteva dargli il latte, cresciuto quindi con il biberon. Come adoravo il movimento veloce della sua coda quando prendeva il latte! La nonna diventò la sua mamma e io la sua sorellina.

E quando si tornava a casa la sera di certo non ci si annoiava. Come adoravo sgranocchiare a mano le pannocchie di mais insieme alla nonna o i piselli e i fagioli, e…

...osservare la bisnonna Irene che lavorava all’uncinetto il nastro per creare dei bellissimi e colorati cappelli.
“Impara l’arte e mettila da parte!”
Me lo ripeteva almeno una volta al giorno.

Quel cappello blu fatto a mano era immancabile quando si andava a fare fieno con la nonna. I suoi racconti, ambientati nel periodo della 2° guerra mondiale e del dopoguerra, erano memorie di fame, povertà e carestia. Il bestiame era la loro fonte primaria di cibo, insieme alla verdura coltivata nell’orto di casa. Ho vissuto fin da bambina questo approccio con gli animali, dovuto a una condizione di sopravvivenza.

Il periodo in cui sono nata, 1986, e gli anni successivi fino ad oggi, hanno portato un forte cambiamento delle condizioni di vita del dopoguerra (2° guerra mondiale). L’Italia in generale ha avuto una ripresa economica, un aumento di richieste di lavoro, di infrastrutture fino ad arrivare all’era della globalizzazione.

Le radici ben salde che avevo nel piccolo paese di montagna, fuori dal mondo, sono diventate la mia ancora e quando viaggiavo mi sentivo come una piccola Heidi. In ogni città dovevo salire sul campanile o torre più alta per vedere il panorama dall’alto e vedere dove fossero le montagne.

Come sarebbe bello avere degli animali qui con noi che tengono pulito il prato e anche il bosco, pensavamo. Dovremmo però trovare un animale a cui piace il sottobosco, che può stare fuori anche d’inverno, visto che non abbiamo una stalla, e che ci ricompensi in modo naturale con una risorsa estranea alla filiera della carne e del latte, visto il nostro impegno lavorativo quotidiano.

Un animale da lana! 

Tra una ricerca e l’altra arriviamo a sapere che in Italia viene allevata la capra cashmere. Perfetta per le nostre possibilità. Arrivano a Frassenei nel 2016, dalla vicina Val di Zoldo, Elvis e Pelmo, due caproni fratelli castrati, perfetti per iniziare questa avventura e soprattutto per capire se fossimo stati all’altezza di allevare capre cashmere.

Martina

Con tanta passione in tasca, ma senza attrezzatura e senza esperienza, dedichiamo tutto il nostro tempo libero (post lavoro, sabati, domeniche e feste) a tutto quello che c’è da fare e da sapere per portare avanti questo nostro sogno.

Ben presto, capiamo che questo è ciò che vogliamo fare, e decidiamo di visitare un prestigioso allevamento di capre cashmere in Chianti, Toscana. Un centro autorevole di selezione genetica, un pozzo di sapere e esperienza, davanti al quale rimaniamo d’incanto.

Martina

Abbiamo partecipato a uno stage per neo allevatori, dove abbiamo potuto anche fare pratica di pettinatura delle capre per raccogliere il pregiato sottopelo, il cashmere. Un’esperienza indimenticabile, tanto da spingerci solo 10 giorni dopo a ritornare in Chianti per pettinare altre capre, approfittando di un giorno di festa dal nostro lavoro in città.

Decidiamo ben presto di dare 3 nuovi compagni ad Elvis e Pelmo. Ci diamo da fare per costruire almeno un riparo per l’inverno, con una semplice tettoia in legno fai da te, che con il tempo avremmo dovuto ampliare. Ogni anno facciamo dei lavori che l’anno dopo dobbiamo rivedere per ampliarli. Ma la tenacia e volontà nel farlo, seppur nei sacrifici, ci fa capire che questa è la direzione che vogliamo prendere e soprattutto è ciò che ci fa stare bene.

Con i nostri 5 caproni castrati, ci avviciniamo anche alla nostra prima stagione di pettinatura del cashmere, dove mettere in pratica sul nostro minigregge tutto quello che abbiamo imparato.

Il cashmere raccolto finisce all’interno di buste con riportato il nome di ciascuna capra. E l’anno successivo, quando ne avrò raccolta la quantità minima, potranno diventare filato.

Il primo filato “Alpago Cashmere” arriva nel 2018. Ho dovuto sedermi e prendere fiato per aprire quella scatola, frutto di almeno 2 anni di lavoro e emozioni vissute insieme. All’interno neanche una ventina di gomitoli di puro cashmere, il nostro cashmere, 100% Alpago Cashmere.

Martina

Non resta che metterci a sferruzzare, rispolverando gli insegnamenti della nonna e della mamma, che fin da quando ero bambina mi hanno insegnato a lavorare a maglia.

Nascono così, i primi capi Alpago Cashmere, berretti, sciarpe, scarpette e calzini per neonati.

Lavorazione ai ferri Alpago
Capra Alpago Farm

E siamo ad un bivio: con 7 caproni castrati la nostra attività non vede futuro, d’altro canto, con gli impegni lavorativi non riusciamo a ricavare altro tempo da dedicare a più capre. Da qui la scelta di abbandonare il lavoro che mi riempiva il tempo e le energie e di cercare un lavoro part time vicino casa. Detto, fatto, con un po’ di fortuna o destino…

Decidiamo così di tornare in Chianti per prendere dei riproduttori, capre femmine e caproni. Così da avere ben presto la nostra generazione di capre “Alpago Cashmere”.

La nascita dei primi capretti è stata uno dei momenti più emozionanti. Ma c’è sempre tanto da imparare! I capretti richiedono attenzioni e cure, come le loro mamme. E il fatto di avere dei riproduttori ci porta ben presto alla decisione di dividere le capre in due greggi, i maschi da una parte e le femmine dall’altra.

Questo ci avrebbe permesso di gestire gli accoppiamenti, grazie alle analisi della fibra che abbiamo iniziato a fare nel 2021.

Oggi siamo arrivati ad un mini gregge di quasi 30 capre, e a creare dei capi di abbigliamento (berretti e sciarpe) con il filato proveniente esclusivamente dal nostro gregge.

Per scelta abbiamo deciso di dare valore al lavoro agreste e al lavoro artigianale, unendoli insieme, in prodotti finiti. L’uno non esiste senza l’altro.

Ecco perché nel 2023 nasce il nostro marchio “Farm Manufacture – Alpago Cashmere”, con un sogno in tasca.

Martina

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